Pubblicato da: formazionepersonale | gennaio 3, 2010

Buon anno!!!!

Buon anno a chi pensa di avere buona memoria,a chi vorrebbe migliorarla, a chi la sta migliorando, a chi va bene cosi….a chi vuole dimenticare!!!!! a piace ricordare!!!!

MR

Pubblicato da: formazionepersonale | dicembre 30, 2009

Memoria

Il futuro appartiene a chi ha buona memoria

M.R.

Pubblicato da: formazionepersonale | dicembre 21, 2009

LE DOMANDE DEL GENIO

Il tema dell’apprendimento veloce non può non passare davanti alla scena che avreste se adesso davanti ai vostri occhi ci fosse un bambino.
Ormai è risaputo che dai zero ai 3 anni avviene qualcosa di unico e miracoloso all’interno della nostra mente, dopo questo periodo la scacchiera dei nostri pensieri è già pronta, la partita inizia e giochiamo con quelle pedine che noi e chi ci ha educato ha predisposto.
Dall’incrocio tra la genetica e l’ambiente emergono spunti estremamente interessanti, che ci pongono domande di questo tipo:
“geni si nasce o si diventa?”
e volendo rientrare nei panni di quella nostra parte che è rimasta fortunatamente bambina, potremo spingerci a chiedere:
“Cosa c’è di diverso quando tutto è uguale?”
“Cosa mi permetteva di elevarmi, di essere cosi spontaneo, ricco di talento, favoloso?”
“Cosa bastava per essere cosi orgoglioso?”
“Quanto ho perso da quel momento ad oggi per via della paura di sbagliare, di sentirmi giudicato, di non essere all’altezza?”
“Come posso oggi riprendere quelle risorse o quantomeno una parte per ricordare a me stesso chi sono?”
“Cosa posso iniziare a fare?”
“Cosa posso smettere di fare”
“Cosa posso fare di più?”
“Cosa posso fare di meno?”

A delle belle domande è bene dare delle grandi risposte.
Dedicati qualche minuto a farlo adesso.

Francesco Cordua

Pubblicato da: formazionepersonale | dicembre 20, 2009

L’APPROCCIO ALLA FORMAZIONE VINCENTE

Siamo in una società dove le menti vengono valorizzate in maniera deprimente, c’è un disperato bisogno di cervelli che permettano alla nostra società di fare un salto di qualità, è necessaria se non indispensabile una rivoluzione intellettuale, rivoluzione che dovrà, necessiterà di mettere in secondo piano le apparenze, le futilità, le superficialità.
I nostri genitori in gioventù temevano le armi di distruzione di massa, Einstein sosteneva di non sapere come si sarebbe combattuta la seconda guerra mondiale ma era certo di come sarebbe stata la quarta guerra mondiale… con pietre e bastoni…
Oggi la nostra generazione non vive più la spavento dei nostri “vecchi”, non c’è più il pericolo delle armi di distruzione di massa, oggi abbiamo armi più sofisticate sono quelle di “Distrazione di massa”, è l’era di face book, è l’era del tutto e subito, è l’era dell’antisbattimento.
Se una cosa non ha una bella forma e non ha un bel colore allora vuol dire che è da scartare, la complessità viene scartata anzi non viene neanche presa in considerazione, ci basta etichettare un qualcosa come giusto o sbagliato, come bianco o nero, perdendoci inesorabilmente nell’indifferenza che accompagna la valutazione dei colori intermedi.
Abbiamo bisogno di menti brillanti, di risvegliare coscienze esattamente come diceva Socrate… conosci te stesso…
è nell’istante che aumentiamo la predisposizione alla complessità che accade qualcosa di incredibile all’interno della nostra mente…. Protremmo definirlo “innesco” al nostro istinto geniale.
Su con la testa quindi e rimaniamo vigili davanti a questa sfida

Francesco Cordua

Pubblicato da: formazionepersonale | dicembre 19, 2009

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Pubblicato da: formazionepersonale | dicembre 19, 2009

Tecniche di Creatività

* Il brainstorming di Alex Osborn
* Il pensiero laterale e la tecnica dei sei cappelli di Edward de Bono
* La sinettica di William Gordon
* Il PAPSA di Hubert Jaoui
* Le matrici di scoperta di Abraham Moles
* Il TRIZ di Genrich Altshuller
* La bisociazione di Arthur Koestler
* La Mappa mentale di Tony Buzan

M R

Pubblicato da: formazionepersonale | dicembre 19, 2009

Creatività e neuropsicologia

In neuropsicologia l’aspetto propriamente individuale della creatività viene studiata con i metodi tipici dello studio delle funzioni cerebrali (come memoria, linguaggio, attenzione) che si basano sul confronto dell’espressione di diverse capacità neuro-motorie in relazione a tre circostanze [1]:

1. fasi dello sviluppo
2. esito di lesioni selettive
3. livello di eccellenza nello svolgimento di quella determinata funzione

Questi metodi hanno significato il prevalere dell’ottica riduzionista (le facoltà hanno sede nel cervello) che ha contribuito a notevoli successi quantitativi grazie anche alle recenti tecniche di imaging del cervello in attività.

L’ambito individuale dello studio della creatività si concentra quindi sulle capacità dell’atto creativo addebitabili a differenze individuali e che possano essere quindi affinate tramite una pratica e un insegnamento.

Le teorie correnti per una neuropsicologia della creatività si basano in parte sul modello dell’information processing di Lindsay & Norman (1977).

Sarnoff Mednick pose l’accento sull’aspetto ricombinatorio: il cervello contiene informazioni memorizzate in forma discreta mentre appositi stati mentali potrebbero favorire associazioni nuove tra gli elementi esistenti. Per esempio chi pensa per immagini potrebbe notare elementi figurativi comuni in due esperienze che sono trascurati da chi pensa per parole. Mednick partiva da un interesse clinico nella schizofrenia ed era portato ad utilizzare moderne tecniche di indagine neuropsicologica.

Negli anni ’60 e ’70 Eugen Bleuler studiando la dementia praecox ne sottolineò quattro aspetti particolari:

1. allentamento delle associazioni mentali
2. anaffettività
3. ambivalenza
4. autismo

L’ipotesi naturale dopo Bleuler fu che la tendenza a formulare associazioni inusuali fosse alla base di questo disturbo, che egli battezzò schizofrenia.

Da altri era stato concluso che una tendenza alla iperinclusività degli elementi, sino alla produzione di collegamenti improbabili, era riportata anche in studi psicometrici condotti su individui creativi. Si poteva immaginare che uno stile pensiero schizofrenico senza l’angoscia e la destrutturazione della patologia corrispondente potesse essere alla base dell’atto creativo.

JL Karlsson nel 1978, nel suo Inheritance of creative intelligence (Nelson-Hall, Chicago, 1978), rilevò in Islanda una maggiore frequenza di alcune psicopatologie tra quanti venivano citati nel WHO’s WHO, a causa della loro creatività rispetto agli altri menzionati.

Albert Rothenberg fece in seguito riferimento alla presenza di un pensiero allusivo nei soggetti creativi capace di cogliere associazioni remote e infrequenti senza sentirsi disturbati dalla loro stranezza.

Sebbene si sia ipotizzato che a fronte di maggiori stimoli il creativo disponga di una maggiore fluidità o velocità di pensiero, niente in tal proposito è stato dimostrato. Molto più condiviso dai ricercatori è l’elemento della disinibizione nelle associazioni. Questa di pari passo espone il soggetto a varie forme di psicopatologia

M R

Pubblicato da: formazionepersonale | dicembre 19, 2009

Creatività!!!!!!

L’idea di creatività come atteggiamento mentale proprio (ma non esclusivo) degli esseri umani nasce nel Novecento. I primi studi sul fenomeno risalgono agli anni ’20. Mentre in alcuni campi – la matematica, per esempio – la creatività sembra svilupparsi meglio in giovane età, in altri – letteratura, musica, arti figurative – continua per tutto l’arco della vita.

L’atto del creare è stato a lungo percepito come attributo esclusivo della divinità: Catullo, Dante, Leonardo, infatti, non avrebbero mai definito sé stessi dei creativi. Propri dell’uomo erano invenzione, genio e, dal 1700, progresso e innovazione. La parola creatività entra nel lessico italiano solo negli anni ’50.

Gli antichi greci identificavano la creatività con la capacità poetica, e lo stesso fece Ralph Waldo Emerson, il più celebre filosofo della creatività, nel suo saggio “Il poeta”.

Tra le moltissime definizioni di creatività che sono state coniate si segnala per semplicità e precisione quella fornita dal matematico Henri Poincaré: “Creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili”.

Le categorie di “nuovo” e “utile” radicano l’attività creativa nella società e nella storia. Il “nuovo” è relativo al periodo storico in cui viene concepito; l’”utile” è connesso con la comprensione e il riconoscimento sociale. Nuovo e utile illustrano adeguatamente l’essenza dell’atto creativo: un superamento delle regole esistenti (il nuovo) che istituisca una ulteriore regola condivisa (l’utile). Si individuano anche le due dimensioni del processo creativo che unisce disordine e ordine, paradosso e metodo.

Infine, le categorie di nuovo e utile ampliano la sfera delle attività creative a tutto l’agire umano a cui sia riconosciuta un’utilità economica – estetica o etica – e che sviluppi uno dei tre possibili gradi di novità: applicazione nuova di una “regola” esistente, estensione di una regola esistente a un campo nuovo, istituzione di una regola del tutto nuova.

Poiché si fonda sulla profonda conoscenza delle regole da superare, la creatività non può svilupparsi in assenza di competenze preliminari. Caratteristiche della personalità creativa sono curiosità, bisogno d’ordine e di successo (ma non inteso in termini economici), indipendenza, spirito critico, insoddisfazione, autodisciplina.

La creatività è espressione tipicamente umana perché si fonda anche sul possesso di un linguaggio a volte astratto (fatto però di parole, numeri, note musicali) e atto a compiere discriminazioni sottili. Ma non è espressione esclusivamente umana. Molte specie di mammiferi, in particolare i Primati, ed alcune specie di uccelli hanno intuizioni creative riuscendo anche a trasmettere soluzioni altrettanto creative alla prole.

Il 2009 è l’Anno Europeo della Creatività e Innovazione (European Year of Creativity and Innovation – EYCI). L’obiettivo è “accrescere la consapevolezza dell’importanza della creatività e dell’innovazione in quanto competenze chiave per lo sviluppo personale, sociale ed economico”.

M R

Pubblicato da: formazionepersonale | dicembre 19, 2009

Cervello

La parola cervello ha subìto nel corso della storia della medicina diverse variazioni semantiche, a cui non son corrisposti identici viraggi nel linguaggio comune. Ulteriore confusione è ingenerata anche dalla scarsa conoscenza dell’uso che della parola viene fatta nella letteratura scientifica anglosassone, nella quale, tra l’altro, si utilizzano abbondantemente anche i corrispettivi latini o greci.

Quindi, comunemente, per “cervello” si può intendere l’insieme delle parti del sistema nervoso centrale contenute nella scatola cranica, denominate più propriamente encefalo. Nella letteratura non scientifica viene tradotto erroneamente con l’inglese brain.

In campo scientifico la parola cervello invece indica l’insieme di telencefalo e diencefalo, in embriologia conosciuto anche come prosencefalo. In inglese viene chiamato forebrain, cerebrum o prosencephalon.
L’encefalo, per contro, in inglese è detto brain o encephalon.

Pubblicato da: formazionepersonale | dicembre 16, 2009

Come posso influenzare i miei comportamenti?

In PNL tutti i coach che ho conosciuto mi hanno sempre insegnato che prima di diventare ciò che vuoi essere ti devi comportare come se lo fossi già.

Quindi se voglio essere più sicuro di me mi devo “atteggiare” come se fossi già molto sicuro di me. Se voglio essere ricco mi devo “atteggiare” come se fossi già ricco, cioè avendo pensieri e modi di fare da ricco.

Già prendendo questa decisione, puoi influenzare i tuoi comportamenti.

Ma vediamo alcune dritte in tal senso.

Una cosa che non tutti capiscono è che nessun evento esterno determina come noi siamo, neppure il più negativo, ma siamo noi in base a come interpretiamo ciò che ci accade a creare il nostro futuro.
Come possiamo creare il nostro futuro? Avendo potere sui nostri stati d’animo. E come possiamo controllare i nostri stati d’animo?

Quando ci capita un qualcosa il primo filtro che noi abbiamo per interpretare questo evento sono le nostre credenze. Le nostre convinzioni più profonde su chi noi siamo, sulla vita, su cosa è giusto e sbagliato, e queste ci permettono di dare un’interpretazione al mond.

Con ciò creeremo subito una nostra rappresentazione interna della realtà, e quindi influenzeremo i nostri stati d’animo. Attravero ciò che ti dici rispetto alla tua interpretazione degli eventi della tua vita, farà si che avrai stati d’animo potenzianti o depotenzianti. Quindi il Linguaggio è fondamentale.

I tuoi stati d’animo vengono influenzati pure dalla tua fisiologia, mente e corpo sono strettamente collegati e uno può influenzare l’altro e viceversa. Una tecnica per avere controllo sul proprio corpo sono le cosidette Ancore (chiamate cosi dalla PNL), veri e propri interuttori per entrare in determinati stati d’animo.

Altro punto fondamentale è il proprio focus mentale. Ciò su cui ti focalizzi diventa la tua realtà.

Oggi abbiamo visto come i tuoi stati d’animo influenzino i tuoi comportamenti, quindi avere controllo sulle proprie rappresentazioni interne, la propria fisiologia e il proprio focus sia fondamentale per essere in stati d’animo produttivi.

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